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A Verbier, Riffle e Pugin vincono la prima tappa della iXS European Cup

Duncan Riffle a Verbier sull'hot seatSulla splendida pista di Verbier, domenica 31 maggio si è tenuta la prima tappa della iXS European Cup, una tra le maggiori serie europee che attribuisce punti UCI. A vincere è stato lo statunitense Duncan Riffle, che ha messo in fila un parco partenti di tutto rispetto: alle sue spalle si è piazzato il neozelandese Matt Scoles, con terzo Ben Reid, vincitore la scorsa settimana della prima tappa di Coppa Italia. Nella classifica generale virtuale, lo junior Brook MacDonald avrebbe chiuso quarto, con quinto Benny Strasser. Nathan Rankin ha forato entrambe le gomme in finale. Prova incolore per gli italiani in generale, con Samuele Aicardi 25esimo a 29 secondi, l’ottimo 27esimo posto di Cristian Mazzolini, il buon sesto tra gli junior di Daniele Cosseta, 30esimo assoluto; Edoardo Franco ha chiuso 37esimo dopo una caduta.
Tra le ragazze, dominio di Floriane Pugin che lascia a cinque secondi Emilie Siegenthaler e a 14 l’ecuadoriana Diana Marggraff.

Risultati
iXS European Cup, round #01, Verbier, Cantone Vallese [Svizzera] – domenica 31 maggio 2009

Classifica finale uomini élite
1. Duncan Riffle (USA, DuncanRiffleRacing – Giantnerd) in 3’06”591
2. Matthew Scoles (Nuova Zelanda, Wideopen racing team) in 3’08”458 a 1”867
3. Ben Reid (Irlanda, Just Reid) in 3’09”145 a 2”554
4. Benny Strasser (Germania) in 3’13”142 a 6”551
5. Marcel Beer (Svizzera, Scott 11) in 3’14”734 a 8”143
6. Lars Peyer (Svizzera) in 3’14”834 a 8”243
7. Dominik Gspan (Svizzera) in 3’14”840 a 8”249
8. Fabien Pedémanaud (Francia, Scott 11) in 3’14”891 a 8”300
9. Will Rischbreth (Austria, Willpower) in 3’17”693 a 11”102
10. Loic Delteil (Francia, Hotpoint. ch) in 3’18”449 a 11”858

25. Samuele Aicardi (Italia, In Corpore Sano – Covre team) in 3’35”816 a 29”225
27. Cristian Mazzolini (Italia, Ready2Ride – MDE bikes) in 3’37”035 a 30”444
37. Edoardo Franco (Italia, UC Vallée d’Aoste) in 3’42”498 a 35”907
45. Federico Frulloni (Italia, Ancillotti – Doganaccia racing team) in 3’51”029 a 44”438
75 classificati

Classifica finale donne élite
1. Floriane Pugin (Francia, Iron Horse – Kenda – Playbiker) in 3’52”743
2. Emilie Siegenthaler (Svizzera, Scott 11) in 3’57”719 a 4”976
3. Diana Marggraff (Ecuador) in 4’07”566 a 14”823
4. Martina Bruehlmann (Svizzera, Fatwork) in 4’11”732 a 18”989
5. Miriam Ruchti (Svizzera, Vario racing team) in 4’52”043 a 59”300
6 classificate

Classifica finale uomini junior
1. Brook MacDonald (Nuova Zelanda, Ancillotti – Doganaccia racing team) in 3’11”578
2. Shaun O’Connor (Australia, Iron Horse – Kenda – Playbiker) in 3’19”344 a 7”766
3. Aari Barrett (Nuova Zelanda, Scott 11) in 3’28”067 a 16”489
4. Robin Van Goubergen (Belgio) in 3’33”087 a 21”509
5. Andy Klaey (Svizzera) in 3’33”613 a 22”035

6. Daniele Cosseta (Italia, Ready2Ride – MDE bikes) in 3’36”098 a 24”520
21. Xavier Angelini (Italia, Team Maggi offroad) in 4’18”367 a 1’06”789
24 classificati

Classifica finale donne junior
1. Leoni Caroline Dickehroff (Germania) in 4’59”975
1 classificata

Link
Le classifiche complete (pdf).
Il report del team Just Reid (in inglese).
Il report del team Ancillotti – Doganaccia.

by Alessandro Mano, pubblicato il 2 giugno 2009 alle 11:38 e archiviato in: news, races tag: ben reid • benny strasser • brook macdonald • cristian mazzolini • daniele cosseta • diana marggraff • duncan riffle • edoardo franco • emilie siegenthaler • floriane pugin • ixs • ixs european cup • matt scoles • nathan rankin • samuele aicardi • uci • verbier

19 commenti al post “A Verbier, Riffle e Pugin vincono la prima tappa della iXS European Cup”

  1. Romano Favoino ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 07:48

    Non parlerei di prova incolore degli italiani. Certo, sono rimasti lontani dal podio (Cosseta a parte) ma hanno corso con tanta tenacia e soprattutto hanno acquisito esperienza, in un contesto molto differente da quello a cui siamo abituati in Italia. Sinceramente ho apprezzato molto lo spirito “pionieristico” dei nostri ragazzi, che si sono letteralmente accampati nei paddock di Verbier incuranti della temperatura molto bassa (Edo ci ha riportato che quando toccava a lui partire per la seeding nevicava!). Se riassumiamo in un concetto la mentalità con cui hanno affrontato il week end di gara, credo che “sbattimenti zero” sia il modo più esplicativo. Ciò significa che hanno tanta voglia di correre e di fare esperienza in ambienti per noi italiani inusuali. Tra gli altri non sono stati citati Xavier Angelini (junior) e Federico Frulloni (al via tra gli elite). Ritengo la IXS Cup un buon modo per migliorare l’approccio dei nostri ragazzi alla Coppa del Mondo, non solo per il livello della competizione, ma anche per il contesto in generale.

  2. cristiano ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 10:48

    Video

  3. Alessandro Mano ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 11:24

    Vedi Romano, io ho sentito Edo Franco (che era tra l’altro abbastanza deluso per la sua manche di finale) e ho tratto le conclusioni in base ai tempi: il cronometro non mente mai.
    Mi sono permesso di scrivere “prova incolore” perché quando il primo italiano di livello arriva a 30 secondi non dai top rider di coppa, ma da Riffle e Co, è obiettivamente una “prova incolore”.

  4. Romano Favoino ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 12:42

    Vediamo la stessa cosa da due prospettive diverse: tu giudichi il cronometro (che non ho negato), io giudico invece l’approccio che i nostri (intesi come italiani) hanno avuto alla gara, e dal mio punto di vista è tutto fuorchè incolore. E’ l’approccio che a mio parere può portare ad avere risultati migliori nel prossimo futuro.

  5. Paul Suding ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 13:42

    Please allow a comment in english: Romano is right in stressing the need to confront races outside of the usual environment. It is crucial for the development of race personality. The step from succesful domestic racing to qualifying for a World Cup final is very wide and getting wider. It is not only the physical ability and the gear, which must be improved. It is in particular an evolution of mindset which is necessary. Therefore the intermediate steps are helpful. The iXS-races in Switzerland are particularly good for that. The benchmark, however: if you make top 10 there, you make top 80 in World Cup.

  6. roberto cosseta ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 15:52

    grazie rommel e poi mi non mi sembra che i primi dell’assoluta siano dei cancelli arrugginiti

  7. Samuele Aicardi ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 20:23

    Grazie dei complimenti Rommel!!!

    Samuele

  8. ancillotti ha scritto:
    3 giugno 2009 alle 22:14

    Io penso che si stia parlando di un argomento di cui non si è ben capito la cosa fondamentale, da questo deriva tutta una serie di interpretazioni che cercando di essere più amichevoli possibili (niente in contrario) non affrontano con serietà e la dovuta sincerità il nocciolo della questione.
    Il nocciolo è questo e come tanti altri ve lo dice uno che da quarant’anni e passa è nelle competizioni, è molto semplice: CAMPIONI SI NASCE NON SI DIVENTA, Valentino Rossi, Sam Hill, Mike Hailwood, Nicolaz Vouilloz, non si sono formati, sono nati campioni
    Se non si ha il DNA giusto si puo’ solo diventare dei buoni piloti ma mai un campione, mai un fuoriclasse, si possono fare i percorsi piu’ educativi andare all’estero ecc, tutte quelle cose di cui spesso si parla,si avrà un miglioramento si avrà un buon pilotino ma campione è un’altra cosa.
    La prima caratteristica distintiva di un campione è quella di mettersi in luce SUBITO istintivamente per sua propria inclinazione alla competizione alla vittoria, tutti quelli che ho citato fra i tanti, non sono mai passati inosservati fin dai loro primi passi, Sam da junior a Lugano era già in grado di fare l’assoluta.
    Quindi l’atmosfera delle gare che si cita, assieme alla manche unica, a tante altre cose fa tenerezza, non hanno senso se come nel nostro caso, di campioni emergenti di DNA non ne abbiamo.
    Parliamoci chiaro: dopo una generazione promettente siamo entrati ancora di piu’ in una crisi e non serve tingerla di rosa o dire che non c’è, perchè i risultati sono quelli che vediamo. Non parlo solo di Verbier.
    Non vi siete accorti della velocità di proliferazione… non c’è tempo, mentre noi facciamo assaporare “il clima” altre nazioni sfornano decine di talenti che fanno subito invecchiare e bruciare chiunque non sia piu’ che una promessa.
    Mi scuso se sono stato forse brusco e mi dispiace dover fare queste constatazioni sia perchè ho cercato ed ho tirato su la maggior parte dei nostri piloti, sia perchè sono italiano anche se la penso come Gaber, ma ora è il momento dell’evidenza e della sincerità.
    Alberto Ancillotti

  9. Romano Favoino ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 07:53

    Caro Alberto, sinceramente non mi sono mai permesso di dire che affronti le cose senza serietà, quindi ti invito per rispetto altrui a fare altrettanto.
    Alla luce di tutto quanto scrivi – che tutto è tranne che di incoraggiamento per i nostri ragazzi – spiegami una cosa: perchè dovrebbe funzionare la cura World Cup per il bravo Francesco Petrucci e viceversa non dovrebbe funzionare la cura Verbier per tutti i ragazzi italiani che hanno corso lì?
    Certo non saranno Sam Hill, ma se hanno entusiasmo e ci mettono tanto impegno, esperienze come quella di Verbier non possono fare altro che migliorarne la qualità e soprattutto l’approccio mentale così come la Coppa sta avendo effetto benefico su Francesco.
    La mentalità nello sport è altrettanto importante che il dna dell’atleta. E l’ambiente che circonda l’atleta può condizionare positivamente o negativamente la sua crescita. Non è un caso se top riders con caratteristiche fisiche molto differenti arrivino comunque sempre dalle solite nazioni: Australia, UK, Nuova Zelanda. Vuol dire che l’aria che si respira a quelle gare contribuisce ad avere una marcia in più.

  10. Paul Suding ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 08:10

    Dear Alberto Ancilotti, (sorry to write in english)
    I agree with you that it needs a genetic disposition to become World or World Cup Champion in DH. If it would be otherwise you could not explain that the winners of WC races belong to the same small group of 5 to 8 people, who are capable of beating place 6 by a wide margin. Between place 6 and 1, there is usually 3%.
    But what consequence do you draw from this? As a producer of bikes and a team owner, you would certainly like to spot such talent and draft him. But you cannot draw the conclusion, that italian DH is in crisis, because there is no italian in these ranks. Then French, Spanish and all other nation’s DH except NZL, AUS, ZAR, GBR would be in crisis, too.
    First of all, Italian DH is probably alive and ticking more than ever, measured from the number of races in Italy and competitors, between agonisti and amatori. It is however, important, that Italian riders do well also internationally, because most of the younger (and maybe older) riders look up to them. and take inspiration. Internationally, Italy is still ranked 9th, but the risk to loose one or two places is high, without Alan Beggin. To better understand what is going on, we need to analyse the positions and doings of italian riders with respect to the group of competitors from place 6 to 66 in WC, which are in narrow race time result bracket of another 3%. We find that currently only a few italian riders attain such results. As the bracket is so narrow, 15 riders (within a second time difference) you are not allowed to make a major mistake or have some inconvenient injury. Otherwise you drop out of this group. (What puzzles me is the fact, that Italian WC riders have encountered so many injuries in the 3 first WC races. I have no explanation yet).
    Does this mean “crisis”? What we see, is that from other countries like France and GB, there are scores of riders ending up in these ranks. Are they all potential world champions? No. It seems to me, that they have a different mind set. The Brits e.g. (like the Aussi and the Kiwi) do not care much, what the conditions on the track and the weather are. They just ride on and on, expose themselves to races in continental Europe during our summer and train in rainy winter. So, if you want to have riders from the large pool of italian riders develop to international class, if not to World Champion, the international exposure is the way.
    Be assured, that I have immense respect for your efforts,
    Hoping that our debate leads to something constructive
    Best Paul Suding

  11. ancillotti ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 09:52

    Devo aggiungere la cosa piu’ importante in questo momento, purtroppo mi devo scusare scrivo sempre tra un telaio ed un ammortizzatore, con lo scarso tempo a disposizione, non ne viene fuori una bella prosa forbita e neanche una punteggiatura corretta, spero si guardi ai contenuti piu’ che alla forma espositiva.
    Nel quadro che ho descritto secondo il mio punto di vista, la cosa piu’ importante e seria adesso è far presente quanto sarebbe scellerata una politica di riduzione dei numeri e del giro nel suo complesso.
    Da questo tunnel si puo’ forse uscire solo con l’aumento del numero dei praticanti, nel numero puo’ accadere che ci capiti un… Cairoli DH. Se riduciamo il giro è la catastrofe in tutti i sensi, chi sta lottando in questo momento per cambiare questo indirizzo deve essere sostenuto da tutti.
    Come ultima cosa, per dirne una positiva sincera, una “forse Cairola” uscita proprio da quel numero, ragazzi, ci sono grandi motivi di speranza ed in breve tempo in campo femmnile, la Alia si è messa in luce nello stile che ho detto: da subito.
    Fuer Lorenzo, im Fall bitte schreibst du auf Hochdeutsch, so verstehe ich besser als english, ausserdem ich habe nicht gerne diese Sprache
    Alberto Ancillotti

  12. Paul Suding ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 10:57

    Caro Alberto Ancilotti, grazie per permettermi scrivere in tedesco. Sono il Papa di Lorenzo.
    Lo que volevo dire:
    Stimme Ihnen zu bei “Campioni si nasce e non si diventa” wenn man es nur auf World Cup und World Championship bezieht. Die Kandidaten fuer den Sieg in diesen Rennen sind eine kleine Gruppe der Weltklasse von weniger als zehn Fahrern, die in der Lage sind, noch einmal ein paar Prozent schneller zu fahren als die naechsten 50 bis 60 Fahrer, die man als internationale Klasse bezeichnen kann.
    Dass kein Italiener zu dieser Weltklasse gehoert, bedeutet nicht, dass DH in Italien in der Krise ist. Wenn dies der Indikator waere, muesste man in allen Laendern den DH in der Krise sehen, ausser in NZL, AUS, ZAR und GBR.
    Italiens DH ist ganz und gar nicht in der Krise, wie man an der grossen und wachsenden Zahl der Fahrer und Veranstaltungen sieht. Die Diskussionen um die Veranstaltungen in Prarostino sind ebensowenig ein Zeichen von Krise, sondern ein Zeichen von Leben.

    Was mir in Bezug auf die Einschaetzung und Verbesserung der internationalen Stellung und Entwicklung der Rider aus Italien von Interesse scheint, ist die Analyse der Positionen innerhalb der internationalen Klasse. Zwischen Platz 6 und 66 in den letzten WC gab es einen Abstand von ca. 3%, d.h. prozentual ebensoviel wie von Platz 1 bis 6! In dieser Gruppe gibt es fast 20 Franzosen, ca. 15 Briten und mehr als 5 jeweils aus AUS, NZL und Spanien. Italien ist zur Zeit schwach vertreten. Von den wenigen Kandidaten sind zwei verletzt.
    Um mehr in diese internationale Klasse hineinzufuehren, ist es wichtig, dass die jungen Fahrer moeglichst frueh herausgehen aus der gewohnten Umgebung. Der ixs cup und die Schweizer Pisten sind dafuer hervorragend geeignet. Lorenzo z.B. hat sich in den Jahren 2005 und 2006 mit Nick und Marcel Beer, Domi Gspan und Lars Peyer (abgesehen von Damien Mermoud, der leider wie Alan Beggin frueh aufgehoert ist) Kaempfe geliefert und sich dort entwickelt. Als er dort zum ersten Mal antrat, haben Sie ihn noch belaechelt. Der gleiche Prozess von Missachtung bis zur Respektierung findet ja noch einmal im World Cup statt, wenn man nicht zu den 6 bis 8 absoluten Top Begabungen gehoert: Da muss man hindurch, wenn man dazugehoeren und sein Land gut vertreten will ..ohne den Spass an diesem wunderbaren Sport zu verlieren
    Schauen wir nach Fort William und druecken die Daumen…
    Con molto rispetto
    Paul Suding

  13. Alessandro Mano ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 11:34

    Fino all’inglese ci arriviamo quasi tutti: al tedesco, in pochi.
    Chi traduce?

  14. Paul Suding ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 12:27

    Caro Alessandro
    le due commenti in inglese e tedesco dicono pratticamente lo mismo..
    Paul Suding

  15. luca badoer ha scritto:
    4 giugno 2009 alle 21:46

    Io sono ignorante.
    Quello che ha scritto il sig. Suding non ci capisco nulla.
    Forse sarebbe meglio che scrivesse in italiano, così tutti potremmo aprezzare il suo interessante commento.
    Grazie Luca

  16. Paul Suding ha scritto:
    6 giugno 2009 alle 06:34

    Scusatemi, non scrivo bene il Italiano. Sono adesso allontanato delle gare, pero faccio analisi degli resultati. Osservo che negli World Cup c’e sempre quell piccolo gruppo degli fuoriclase (5 o 7 corridori) che riescono correre 1 -3 % piu veloce che tutti gli altri. Sono d’acordo con Alberto Ancilotti. Quelli sono campioni nati.
    Poi, c’e un grande gruppe dentro de un arco de tempi de otro 3% (a La Bresse e Valnord 3% significava 5 secondi). Corresponde piu meno al grupo 80 corridori capaci de entrare nel finale. Nel questo grupo ci sono 20 francesi, 15 britannici, piu di 6 corridori de Spagna, AUS, NZL, Estati Uniti. Pochi Italiani,…Il piccolo numero decimato de feriti. Pochi anche i tedesci…benche nella Germania como nella Italia ci sono molti corridori, molti competiizioni. Che es lo che es differente nel DH francese o britannico?
    Podarsi che agli Italiani e agli Tedesci no interessa tanto la alta competitivita? Es che sono contenti nel ambiente domestico? En todo caso, si vogliono andare avanti, devono confrontare le situazioni fuori dello habituato. Le gare ixs sono excellenti para guadagnare esperienzia. En eso sono d’accordo con Romano. Lorenzo per esemplo ha potuto svilupparsi li, al inizio en situazioni adversi (materale inferiore, maltempo, terreno difficile, spregio).
    Spero que questi commenti servono…adesso vediamo che passa a Fort William,
    Auguri a tutti…

  17. Alessandro Mano ha scritto:
    6 giugno 2009 alle 11:58

    Caro papà Suding,
    non c’è nessun problema a scrivere in inglese perché lo capisco e posso tradurlo, se qualcuno lo chiede. Il problema era semplicemente il tedesco.
    Grazie per i preziosi commenti

  18. luca badoer ha scritto:
    6 giugno 2009 alle 15:03

    Grazie per la traduzione.
    E in bocca a lupo atutti……

  19. ancillotti ha scritto:
    9 giugno 2009 alle 12:15

    Ringrazio papà Suding per la traduzione, non è che non capisca l’inglese, solo sono contrario ad assecondare lo strapotere di questo unico idioma come un pensiero unico.
    E’ bello ed apre la mente parlare anche altre lingue, se puede tambien ablar castellano con Paul da quanto ho visto!
    Ma tornando a noi ed a quanto ha scritto Romano, penso di essere stato uno dei primi a capire l’importanza di respirare il clima estero delle gare, ricordo quanto abbiamo lottato per portare un Alan ancora minorenne in coppa con una federazione contraria, oppure quanto sia tornato migliorato un giovane Bugnoncino da vacanze scuola nei campi francesi assieme a Tomaso e potrei continuare a lungo…
    Volevo dire un’altra cosa, e mi sembrava di averlo detto abbastanza chiaramente, e cioè che il campione non nasce da un lavoro (anche se il lavoro è necessario) ma nasce prima di tutto con una dote innata e che quindi ci sono più forti probabilità che venga fuori dove ci sono i numeri, che dove la disciplina è praticata da pochi. Si puo’ far respirare, lavorare quanto si vuole, otteremo un buon pilota medio ma non un campione di quelli che danno lustro alla nazione.
    Quindi quando sento dire che i nostri ragazzi hanno capito come si deve lavorare non mi sembra si abbia ben presente questa che mi sembra un’ovvietà ma noi ce l’abbiamo, già ed in numero sufficente dei ragazzi col DNA del campione e per campione intendo non un medium? Dobbiamo quindi restringere il numero per lavorare su questi o conviene cercare di ampliare il movimento, con la speranza che ne arrivino altri più predisposti e fare quindi dei regolamenti che amplino la diffusone della disciplina? O che si debba cercare di cambiare il clima nostrano con strutture di base adeguate e diffuse come negli altri paesi? Perchè non si pensa al 4X o anche semplicemente al dual così propedeuticamente importanti? Cosa fa la FCI per incoraggiare questo cambiamento di clima?
    Si deve fare le gare in posti impossibili tipo Prarostino o solo dove ci sono strutture che consentano l’ampliamento del numero dei partecipanti?
    Non siamo riusciti a creare in italia (a causa di queste deficenze) una scuola, una tipicità di guida moderna. Le belle guide di Hérin e Alan sono rimaste isolate, ed anche quando vediamo Lorenzo scendere possiamo dire con sincerità che ha una guida italiana o che invece, è molto simile ad un neozelandese od un francese?
    Alberto Ancillotti

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