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Lorenzo Suding racing diary #07: la mia piccola battaglia

Lorenzo Suding ad Andorra (foto Vincent Rocher)

Scrivo dai sedili anteriori del Daily, ho appena fatto la mia run e i più bravi stanno scendendo proprio in questo momento. Ieri sera (sabato) ero da Martin the masseur, il fisioterapista che cura Matti Lehikoinen, Greg Minnaar e tutti i grandi del nostro doloroso sport. Mentre mi massagiava mi raccontava delle storie assurde di dolore fisico… è una delle persone piu interessanti della world cup.
Oggi ho cominciato la giornata alle 10.00. Sapevo di non voler provare prima della finale perché tanto la coscia non l’avrebbe permesso, quindi io e Fusani l’abbiamo presa con calma. Milivinti si è svegliato presto per girare sulla pista da freeride. Non capisco ancora perché non si è qualificato: sarà un periodo di quelli, ma sono sicuro che dopo un po’ lo ritroveremo al top, e ci renderà la vita difficile…

Prima di partire, alle 11.00, mi ha chiamato Rommel (Romano Favoino, ndr) preoccupato chiedendomi dov’ero e riconfermandomi che mi sono qualificato. Questo mi ha fatto piacere. E’ sempre bello sapere che c’è gente che tiene a te. Siamo partiti dall’apart-hotel verso la zona del traguardo. La gamba era rigida come un palo. O piuttosto untronco. Ascoltando della musica in macchina mi sentivo super a mio agio. Arrivati su, avevo due ore per andare alla partenza. Sono andato zoppicando al media center per bruciare del tempo e restare gasato per la gara con qualche filmino su Freecaster.

Sentivo la mia gamba diventare più pesante, e la benda era già così stretta che fermava la circolazione del piede. Sono tornato al gazebo Dytech per coricarmi all’incontrario sulla mia poltrona camping per mettere in aria l’ematoma. Tutti mi guardavano strano, e la mi girava la testa. Era come la sensazione di quando sei troppo ubriaco e ti penti di aver bevuto quell’ultimo wishkey. Che palle! Mi sono messo in macchina e mi sono mezzo addormentato. Alle 13.20 mi sono preparato e Martin mi ha rifatto la fasciatura, quella che ancora indosso ora. Assieme a Fusinski siamo scesi per la strada asfaltata che ci porta all’arrivo con le seggovie. Io con la bici da downhill, lui con la bici con il rullo attaccato.

Arrivati alla partenza, pensavo di non farcela ad arrivare in fondo. La mia pigrizia era forte. Mi sono coricato di nuovo con le gambe in alto, poi un po’ di streching piano piano, che mi faceva fare delle facce buffe. Arrivato su Fusinski e piazzati i rulli, mi sono messo su per scaldare il tronco che avevo al posto della gamba. Le prime pedalate erano insoportabili, poi diventava meglio. Sempre facendo boccacce e ascoltando l’i-pod di Fusani, che pompava musica inca**ata mi sono motivato di nuovo! Ho provato ad andare su e giù con tutto il mio peso e andava bene. Mi faceva un male orrendo, ma la musica convertiva la negatività in energia e gasamento… molto metal!

Fusani teneva la mia bici in linea di partenza mentre facevo le ultime boccacce sui rulli, finché c’erano solo due davanti a me. Preso il casco mi sono avvicinato a Fusani, ho preso la bici e gli ho stretto la mano, mi ha detto: «Mi raccomando, e dagliene!». L’ho guardato seriamente e mi sono diretto verso la linea di partenza. Davanti a me è partito Benny Strasser, un giovane talento tedesco. Avevo un minuto e nella mia testa suonava ancora musica metal e lanciavo sguardi inca**ati in giro, che magari aiuta… Ancora due tre press-up e ho sentito il suono dei 30 secondi. Mi sono messo sulla bici e beep beep via. Ho fatto due colpi di pedale fino al primo rettilineo, ho visto Fusinski che era vicino alla pista e tifava per me. La prima curva l’ho fatta bene, la seconda anche e ho pensato «E daje che funziona!».

Sempre andando a un passo moderato ho beccato tutte le mie linee fino al punto dove mi sono fatto male, dove mi si è sganciato il pedale e non ho potuto riagganciarlo fino all’ultimo attraversamento di una strada sterrata. La gamba si irrigidiva ma funzionava, e ho finito la mia run con un grande orgoglio. So di aver tenuto duro e di aver fatto una run senza sbagliare le mie linee.

Il mio tempo era alto, per la finale. 2′37”37, un po’ peggio di ieri. Ma io ero contento di avercela fatta e di aver finito la gara al traguardo. Sono dispiaciuto per Bugno, che in allenamento sta mattina si è fatto male alla mano. Il suo non era solo un grosso dolore, ma era una cosa meccanica che non lo lasciava girare.

Rimane da dire solo che la mia battaglia di oggi non è stata contro altri 80 rider o contro il tempo, ma è stata solo contro me stesso. Ce l’ho fatta… Sono super orgoglioso di non aver lasciato niente al caso. E se posso permettermi di auto giudicarmi, adesso posso andare a casa senza rimpianti avendo finito un weekend di dolori, con stile. Aggiungo anche che sono fiero di aver potuto rapresentare gli italiani nella finale, anche se con un tempo alto. Pazienza, sicuramente i nostri miglioreranno! Forza Italia! Ride on!

Link
Una foto di Lorenzo su Pinkbike.com.
Le puntate precedenti del diario di Lorenzo: #00, #01, #02, #03, #04, #05, #06.

di Lorenzo Suding, pubblicato il 17 maggio 2009 alle 21:03 e archiviato in: riders tag: andorra • benny strasser • downhill • dytech • freecaster • greg minnaar • la massana • lorenzo suding • lorenzo suding racing diary 2009 • marco bugnone • marco milivinti • matti lehikoinen • romano favoino • vallnord

2 commenti al post “Lorenzo Suding racing diary #07: la mia piccola battaglia”

  1. ugo de cresi ha scritto:
    18 maggio 2009 alle 11:38

    ciao Lorenzo, e sti cazzi!
    Che volevi di più?
    Sei stato in piedi alla grande.
    Le cose più belle.
    Ugo

  2. matteo ha scritto:
    19 maggio 2009 alle 08:28

    grande lore, più porte del dolore!

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