Robin Wallner e Myriam Nicole sono i nuovi campioni europei di downhill
Ad Hafjell, in Norvegia, sabato 7 agosto si sono assegnati i titoli europei di downhill. A vincere, tra gli uomini, è stato lo svedese Robin Wallner, che ha preceduto il campione uscente, lo svizzero Nick Beer, e l’austriaco Markus Pekoll. Dopo il secondo posto della qualifica, Lorenzo Suding si deve accontentare di un quinto posto.
Tra le donne, vittoria di Myriam Nicole, sull’europea uscente Floriane Pugin e sulla norvegese Anita Ager-Wick. Titoli junior al britannico Sam Flockhart e alla francese Fanny Lombard.
Risultati
XIX Campionato europeo di downhill, finale, Hafjell [Norvegia] – sabato 7 agosto 2010
Classifica finale uomini (élite)
1. Robin Wallner (Svezia) in 3’53”10
2. Nick Beer (Svizzera) in 3’55”75
3. Markus Pekoll (Austria) in 3’56”38
4. Dennis Dertell (Svezia) in 3’56”84
5. Lorenzo Suding (Italia) in 3’57”78
6. Julien Camellini (Francia) in 3’58”27
7. Damien Spagnolo (Francia) in 3’58”76
8. Matti Lehikoinen (Finlandia) in 3’59”44
9. Romain Paulhan (Francia) in 4’00”72
10. Kim Petersson (Svezia) in 4’01”73
12. Carlo Gambirasio (Italia) in 4’04”20
15. Marco Milivinti (Italia) in 4’05”07
23. Andrea Gamenara (Italia) in 4’12”98
50. Claudio Cozzi (Italia) in 5’43”66
50 classificati
Classifica finale donne (élite)
1. Myriam Nicole (Francia) in 4’43”69
2. Floriane Pugin (Francia) in 4’44”05
3. Anita Ager-Wick (Norvegia) in 4’45”51
4. Emilie Siegenthaler (Svizzera) in 4’49”13
5. Petra Bernhard (Austria) in 4’52”80
6. Elisabeth Engström (Svezia) in 5’10”27
7. Alia Marcellini (Italia) in 5’30”54
8. Birgitte Lowe Johnsen (Norvegia) in 6’34”91
9. Silje Katarina Holmsen (Norvegia) in 6’49”32
9 classificate
Classifica finale uomini (junior)
1. Sam Flockhart (Gran Bretagna) in 4’10”14
2. Oliwer Kangas (Svezia) in 4’10”82
3. Zakarias Blom Johansen (Norvegia) in 4’11”50
4. Ludovic Oget (Francia) in 4’14”01
5. Simon Huhtimo (Svezia) in 4’17”08
6. Geoffrey Cholley (Francia) in 4’17”13
7. Miika Lehtinen (Finlandia) in 4’22”67
8. Manuel Gruber (Austria) in 4’22”77
9. Philipp Bunnemann (Germania) in 4’25”07
10. Petr Tresnak (Repubblica Ceca) in 4’26”48
15. Pietro Caire (Italia) in 4’36”06
25 classificati
Classifica finale donne (junior)
1. Fanny Lombard (Francia) in 5’11”34
2. Julie Berteaux (Francia) in 5’25”06
3. Kim Annika Schauff (Svizzera) in 5’45”71
3 classificate
Link
Le classifiche complete (pdf): uomini élite, donne élite, uomini junior, donne junior.
9 agosto 2010 alle 12:00
E’ una costante ormai, i nostri riders rendono meno se convocati in nazionale, di quanto rendano da soli o con i team, in coppa. Ci può essere un po’ di sfortuna ma statisticamente è così. Con Suding, Milivinti (e Cozzi se in giornata) in un campionato europeo che ormai è disertato dalla maggior parte dei big (non mi sembra che Dirt abbia speso una parola su questi campionati, tanto sono scesi in basso) dovevamo fare qualcosa di più.
Anche su questo lato la federazione dovrebbe interrogarsi, c’è qualcosa che non va. Se indubbiamente l’ultima parola spetta al DT sulle scelte, le convocazioni, altrettanto a ragione è responsabile e deve render conto dei risultati che ottiene. Non è solo questione di Elisa o Alia ma di un discorso generale di preparazione, di seguire i piloti durante tutto l’anno, di tecniche nuove e non le solite obsolete, di carisma, certamente non ci sono piu’ gli junior di una volta ma qualche elemento validissimo c’è ancora e dovrebbe dare i risultati.
Alberto Ancillotti
10 agosto 2010 alle 17:12
Se volete creare un movimento, è necessario creare competizioni a livello nazionale aperte a tutti.
I talenti nascono dal nulla, con poche disponibilita’ partendo dal niente.
Noto solo Black Arrows come movimento che cerca (o quanto meno prova) di stimolare un vivaio (tanto di cappello). I ragazzetti devono essere coinvolti con un minimo di pubblicità e partendo gradualmente devono essere inseriti a piccoli passi alla DH (un pilota non parte guidando subito la Ferrari da F1).
E se posso dire la mia, il movimento non dovrebbe essere solo DH, la confidenza parte da piccoli, probabilmente anche con la BMX (il cart delle bici).
Una domanda a tutti i “grandi” della DH produttori italiani di bici (come il signor Ancillotti, che stimo) e bikers, quanti hanno la voglia o i soldi per creare un vivaio come succede negli altri sport? Forse è qui la carenza di talenti? Noto carenza di produttori italiani, forse progetti e soldi dalla federazione? In più non criticate i blog è da qui che tutti possono parlare, e a volte dare un consiglio utile.
Più bikers ci saranno sulle piste più forza avrà la federazione
Per la federazione: stimolate le iscrizioni.
Per le strutture esistenti: organizzate e pubblicizzate eventi amatoriali a prezzi contenuti. Le persone, i turisti devono vedere.
10 agosto 2010 alle 20:14
Caro SSpecial, ti ringrazio della stima ma devi sapere che Ancillotti può essere “grande” come reputazione, conosciuta in tutto il mondo, ma è praticamente un “moscerino” come capacità produttiva con tutto quello che segue.
In un mondo monopolizzato dalla produzione di massa taiwanese, che permette più lauti compensi visto il costo iniziale dei prodotti, siamo rimasti soli a fare questo lavoro ad un certo livello in italia, lo facciamo non solo al 100% “taiwanfrei” ma con scelte tecnologiche proprie ed originali, costruendoci per di più anche il nostro ammortizzatore (unico caso in assoluto). Insomma non credo che qualcuno possa chiedere di fare di più a due persone che, fra l’altro, hanno tirato su il 99% dei piloti italiani affermati.
Un caro saluto
Alberto Ancillotti
10 agosto 2010 alle 20:37
SSpecial dici cose, senza offesa, piuttosto scontate e inesatte, inoltre non si capisce cosa intendi, ad esempio, chiedendo gare nazionali aperte a tutti… così è già da anni, anzi così è sempre stato! Basta avere un normalissima licenza e ti iscrivi alle gare che vuoi.
Che un talento poi fiorisca dal nulla, con poche possibilità e partendo dal niente… credo sia una visione pelomeno un po’ troppo ottimistica.
Dici che noti solo i Black Arrows… che esistono da appena una stagione (questa!) e mi chiedo quindi quale grande vivaio possano aver tirato su in sei mesi… a fronte del lavoro invece svolto in anni e anni da Vernassa, Axo/Zanchi, Ancillotti ed altri meno celebri (ad esempio se fossi così attento ti sareti dovuto accorgere di Loreto-Le Marmotte).
Non capisco poi il nesso tra produttori carenti italiani (Ancillotti, MDE, Alutech, Marzocchi ecc) e “progetti e soldi” dela federazione… Boh…
Chi ha poi detto che in Italia ci debbano essere decine di produttori, quando il made in Italy è rinomato per la qualità del prodotto e non quindi per la quantità… non siamo cinesi per fortuna. Pochi ma buoni è meglio che tanti e mediocri.
Stimolare le iscrizioni??? Sinceramente non capisco proprio cosa significhi e ammetto che possa essere un mio limite.
In quanto pubblicizzare ed organizzare eventi… Hai idea di quanto costi? Mi sa di no, te lo dico io, decine di migliaia di euro!!! Facile parlare, armiamoci e partite, inoltre i prezzi contenuti… di cosa??? Cerco d interpretare il tuo pensiero, forse intendevi tornare al discorso iscrizioni… Ma lo sai che gli organizzatori fanno cassa con i soldi delle iscrizioni? Senza sarebbe impossibile rientrare delle spese, che ti assicuro, sono tantissime. E non si tratta di lucrare, ma di pareggiare i conti…
Per favore smettiamola con le ricette pronte del come risolvere i problemi della DH italiana, certo ognuno può esprimere il proprio pensiero… e per fortuna esiste il diritto di replica!
Aggiungo un ultimo parere personale, non credo che con un altro DT le cose cambierebbero molto, i secondi che separano i nostri dai vertici mondiali sono un po’ troppi attualmente, di certo non invidio nè Silva nè chi di lui prenderà il posto eventualmente in futuro…
Negli anni 90 i nostri vincevano in Coppa e il DT manco sapeva il calendario gare…
C’era gente che dava il gas davvero.
13 agosto 2010 alle 22:33
io non capisco, caspita un 5° posto davanti a nomi importanti come Julien Camellini, Damien Spagnolo, Matti Lehikoinen e Romain Paulhan, ma quante volte capita che in coppa o ad altre gare un italiano gli stia davanti, e poi anche un 12° e 15° distaccati di pochi secondi non sono affatto delle brutte posizioni, al posto che fare i complimenti ai piloti e a chi li ha portati, solo critiche
14 agosto 2010 alle 13:02
L’argomento è veramente molto complicato da analizzare. Infatti le problematiche con le sue variabili sono un’infinità.
) ai tempi, il DT era decisamente latitante. Adesso Silva probabilmente si trova a dover “rimediare” ad un buco generazionale voluto dalla “stanza dei bottoni”
La generazione degli anni 90 è stata indubbiamente una generazione di fenomeni, ma non solo per i famosi Hérin, Zanchi, Migliorini, Caramellino e altri che non me ne vogliano se li ho dimenticati. Ma anche per una nutrita pattuglia di giovani, vedi gli Zampieri; Andrea Bugnone; Ancillotti; Jannis; Saligari e moltissimi altri.
Come dice giustamente Zio Pino (ma Zio Pino quello vero?
Dobbiamo rendergli merito per il fatto che ha spostato la sua attenzione verso i giovani, quelli che l’hanno preceduto (Hérin a parte) riuscivano a farsi belli grazie alla fortuna di avere tra le mani dei grandi campioni.
La DH sicuramente è cambiata moltissimo dai fasti di quel tempo. La gestione delle squadre e degli atleti è molto più complicata, e qua Ancillotti può sicuramente confermare o smentire.
Una volta c’erano i vari Vouilloz, Dola, e molti altri che venivano a fare esperienza nelle gare italiane. I nostri facevano esperienza nelle gare estere minori, Avalanche Cup etc. e poi se consapevolmente meritevoli partecipavano a Coppa e mondiale.
Mi sembra che adesso i giovani vengano lanciati allo sbaraglio nelle manifestazioni maggiori (coppa del mondo, mondiali) senza pianificarne una crescita logica.
Non credo che la colpa sia del DT. Non credo nemmeno che la carenza sia dal lato infrastrutturale, negli anni 90 in italia le piste da DH non si sapeva nemmeno cosa fossero, e la dimostrazione è che i vari Kiwi che corrono regolarmente da noi fanno bella figura anche in coppa.
Dovremmo esportare anche da noi il modello francese, in francia fino all’età di 14 anni i ragazzini sono obbligati a praticare tutte le specialità del fuoristrada (XC, trial, BMX, DH), solo in questo modo farebbero crescere il loro bagaglio di esperienze.
Pochi mesi fa su VTT magazine c’era un’interessante intervista doppia a papà JP Bruni e a suo figlio Loic (per chi non lo conoscesse credo uno dei più grandi talenti francesi degli ultimi anni), quando l’intervistatore rimarcava a JP che suo figlio aveva sempre corso con materiale di riciclo e inadatto alla DH il padre ha risposto che in questo modo imparava ad affinare la tecnica e la sensibilità di guida. Da noi vedo ragazzini di 13 anni con materiali da far invidia a un pilota di coppa.
Comunque complimenti per l’Europeo, secondo me hanno fatto una bellissima figura soprattutto visti i distacchi
19 agosto 2010 alle 22:29
Caro Claudio la DH internazionale come tu ben sai attualmente è talmente evoluta e cambiata che è improponibile fare un confronto d’epoca tra anni 90 ed ora.
Posso dirti che attualmente vanno dannatamente più forte e guidano molto meglio anche rispetto ad un Herin, considerato che allora in world cup con 40” di distacco da Vouilloz ci si qualificava, ora a malapena con 20”. Ma non basta perchè all’estero hanno voluto investire un minimo decente di $ e di tecnici per poter fare programmi di lavoro. Cosa che da noi è stata negata dalla federazione non mettendo a disposizione un budget necessario per Silva per poter fare qualcosa.
Se non interverrà qualche cambiamento, la vedo molto dura per il futuro.
Quanto pensate possano andare avanti ancora i vari Suding, Milivinti, Cozzi, Bugnone e Gambirasio senza nessun guadagno, anzi rimettendoci ossa rotte, problemi vari per nulla?
Molto poco potete crederci
Un abbraccio
Fabrizio Cozzi
20 agosto 2010 alle 16:34
Ciao Fabrizio. Sono perfettamente daccordo con te che la DH è completamente cambiata e che non ci può essere un paragone diretto con quello che era negli anni 90. E nemmeno voglio entrare nel merito delle varie discussioni sull’operato del “povero” Silva.
Però credo che una valutazione e un paragone sull’avvicinamento, inteso come preparazione di base, alla gara sia fattibile.
Ai tempi, e anche adesso, i vari Big mondiali facevanno e fanno delle preparazioni mirate anche all’allenamento del fondo. Infatti utilizzano molto la bici da corsa o uscite in XC. A parte pochi casi, qua in italia non so quanti si fanno uscite da 80/100 km e anche più con la bici da corsa. Qua se non ci sono le seggiovie o qualcuno che ti porta col furgone non si va in cima.
Credo che questo aspetto della preparazione sia al di fuori dei vari problemi, tra cui quello economico non trascurabile, che affliggono oggi la DH italiana. Per raggiungere questo basilare step quello che serve è solo un po’ di volontà.
Vedo che i giovani sono sempre più figli dei DVD e sempre più disaffezionati alla fatica e i sacrifici che lo sport di alto livello comporta.
Naturalmente sto generalizzando, per fortuna non tutti sono così.
Infatti trovo ammirevoli i Big nostrani che si misurano con i “professionisti” mondiali pur essendo degli amatori a tutti gli effetti.
Una critica che mi permetto di fare è che vedo in giro poca “professionalità” e molti “pseudo-professionisti”
Ciao
Claudio
21 agosto 2010 alle 13:53
Cari cognati italiani, caro Alessandro (per favore non publicare senza correggere l’italiano).
Come a voi, mi piacerebbe vedere alzata la bandiera italiana e assegnata una medaglia al DH italiano. Farebbe bene al DH italiano a livello di visibilità e, come presa di coscenza, anche in quello economico. Capisco che qualche anno di carenza crei delusione.
Però prego di notare che il posizionamiento del DH italiano nelle classifiche internazionali non è totalmente negativo: almeno cinque corridori italiani capaci di entrare in finale in una World Cup; il campione italiano 2009 e 2010 ha mancato di un soffio le medaglie al campionato europeo; nel 2010 ha lasciato alle sue spalle Lehikoinen e i fortissimi francesi.
Ritengo che la situazione e le condizioni del DH italiano in generale non sono così gravi, visto l’ampiezza del movimento (quantià di eventi, di corridori, ecc.) e il buon lavoro di molti. Ovviamente l’obiettivo deve essere di migliorare sempre.
Ci sono tanti temi rilevanti per il miglioramento, da un lato in relazione al discesista individuale, incluso il suo sviluppo del giovane, e dall’altro lato per le condizioni generali, incluse quelle economiche ed instituzionali, del DH italiano. I temi sono legati.
Perché non organizzare un dibattito a fine stagione per capire cosa si potrebbe fare? Partecipanti: Federazione, team, produttori e venditori dell’equipaggiamento, organizatori, bike park, media, corridori, famigliari ecc., diretto da un moderatore, con l’obiettivo di cercare proposte e compromessi per migliorare tutti assieme; cominciando con un’analisi a freddo delle condizioni individuali, economique, generali, e anche un’occhiata al di là delle frontiere, a Paesi avanzati (nel DH) come Francia e Gran Bretagna.
Un saluto cordiale
Paul Suding